7.4.15

Italian Corner #2

Buon pomeriggio lettori c: siete sopravvissuti ai lunghissimi pranzi pasquali? :D 
Oggi vi presento un'autrice italiana, Aurora Gray. Aurora mi aveva chiesto di leggere il suo libro ma come sapete non ho un buon rapporto con i romance e ho rifiutato ma, per rimediare, le ho promesso un po' di spazio su Divoratori di libri c:

Chi è Aurora Gray?
Aurora Gray, scrittrice romana, classe ’84, nasce per scrivere, cresce scrivendo e, senza alcun dubbio, morirà dopo averne scritte di tutti i colori.

Il suo romanzo: Finalmente ti ho trovata.
Due anime sensibili e fragili camminano parallelamente su strade che non si incontrano. Bruno, affetto da una soffocante malattia e da ricordi troppo dolorosi e Aurora, divorata da un amore irrealizzabile, continuano a credere, malgrado la vita e ciò che essa comporti, che qualcosa di più gli aspetti dietro l’angolo. Sullo sfondo di una Roma moderna, un po’ calpestata dalla mondanità, Bruno e Aurora vivono, soffrono, ridono e, infine, tentano di crederci ancora.

INCIPIT
La prima volta che abbiamo fatto l’amore mi è sembrato di averlo fatto con tutti gli uomini che non avrei mai più avuto. 
Avevamo passato e distrutto il confine ultimo di qualsiasi desiderio avessi e avrei immaginato mai di avere. 
Tutta la mia storia, ogni amara goccia di sudore delle mie esperienze, tutta la sua storia, ogni bruciatura cicatrizzata sulla sua pelle, quella pelle tatuata di dolore, tutto di noi due fu, in un attimo, un tutt’uno.
Una cosa sola. 
Mi penetrò così a fondo che il mio respiro s’inquinò dei suoi umori. 
Mi penetrò così a fondo da contagiarmi ogni tessuto, ogni organo, ogni cellula. 
E non fu certo per il suo corpo, così maltrattato da quelle ferite invisibili che si celavano dietro ai colori eccentrici delle maschere diaboliche sulla sua pelle. Sì, quei tatuaggi che tengono distanti i più, eccitando invece me, quella strana. 
E non fu certo per la sua furia, per la sua sete di me, per i suoi rintocchi dentro le mie viscere. 
E non fu neanche perché non lo fece come è solito farlo un uomo. 
Fu perché a penetrarmi fino in fondo, svuotandomi l’anima, furono lui e i suoi occhi, che oltrepassarono qualsiasi soglia di pudore e mi strapparono di dosso la verità. 
E fu allora che sentii quell’urlo di dolore che dalle sue profondità si svelò a me, si unì al mio, complici nella corposa densità di piacere che ci stavamo regalando a ogni racconto, a ogni storia, a ogni mistero svelato attraverso le nostre estremità. A ogni trauma neutralizzato dal nostro amore. 
Non parlammo mai durante quel primo rapporto, mai.
Eppure fu come essersi raccontati tutta una vita. 
A trentacinque anni, dopo aver creduto di aver conosciuto il significato della passione e averla sperimentata in molte delle sue sfaccettature, mi resi conto che con lui feci per la prima volta l’amore.

Di cosa parla Finalmente ti ho trovata? Ce lo spiega Aurora.
Quando l’amore regala sofferenza e abbandono è facile cadere nella trappola della negazione. Chiudersi nel proprio mondo, vomitare lacrime amare e lasciare che il dolore ci soffochi non può che distruggere tutto ciò che di buono può fiorire in noi. Questo romanzo serve a chi si sente solo nelle proprie sofferenze, a chi si sente emarginato o disilluso, ormai convinto che il lieto fine sia solo per pochi. Due anime gemelle vivono nella stessa città e condividono gli stessi pensieri, calpestano le stesse strade, respirano la stessa aria malinconica di una metropoli troppo grande per loro. Tra continui fallimenti amorosi e consigli sbagliati degli amici, i due protagonisti, malgrado ammaccati, perseverano nel credere all’amore.

Perché i lettori dovrebbero leggere proprio il vostro libro?
Chiunque potrà immedesimarsi nelle storie dei protagonisti e trarne un messaggio di profonda speranza.

A chi è rivolto?
A chi non crede più nell’amore.
«Sei troppo sognatrice.»
Ecco, mi sta guardando con quegli occhi. Sì, li riconosco. Quegli occhi. 
«E poi parti in quarta. Non ti dai mai tempo.»
Mi sembrava strano che anche Rossana non mi avesse tirato la solita sciabolata sulla giugulare. Rossana e Giovanna, le mie migliori amiche.
«E sai, alla fine dei giochi, qual è il risultato?»
Annuisco disfatta. Ora è Giovanna che ricomincia a inveirmi contro.
«Che risulti scontata.» 
Lo ripetiamo in coro, come quando ripetevamo La Ginestra, ai tempi della scuola superiore. La storia è sempre la solita. Dopo un bel po’ di fregature ti ci abitui ma, in fondo, nel più profondo di te stessa, in quella parte che non è solita raccontarsi bugie, non ti ci abitui mai. Fa sempre male, eppure adesso, dopo aver collezionato un paio di fallimenti in più, sai meglio come accusare il colpo. 
«Sei troppo romantica. Leggi troppi libri. Nella vita reale non funziona così.»
Non alzo lo sguardo. Continuo a fissare lo schermo spento della televisione. Potrei risponderle tante cose con il mio sguardo. Ma non la guardo. Potrei risponderle che se nella vita reale i ragazzi che ti chiedono di sposarti sono cinque anni che ti tradiscono e tu lo sai, forse è meglio la mia vita non reale. E potrei rispondere anche a Rossana, che sono due anni e mezzo che accetta appuntamenti di uomini mediocri che non le piacciono mai davvero e che lascia, inesorabilmente, dopo qualche mese. Ma lei, a suo dire, si innamora solo dopo tanto tempo. Se non è successo significa che non doveva succedere. 
«Non posso accontentarmi.» 
Mi viene da dire solo questo. Il tono è disincantato ma la frase lascia intendere il battito di una lieve speranza, ancora, malgrado tutto.
«Nessuno ti dice di farlo, ma devi essere più furba.»
Giovanna. Giovanna e le sue chiamate alle undici di sera, disperata. Vuole che le tenga compagnia e poi scoppia a piangere. Carlo non è ancora tornato, sappiamo tutte e due il perché ma non ne parliamo chiaramente mai. Le consiglio sempre di farsi una camomilla e dormire. Lasciarlo non è compatibile con la sua idea di vita reale. È il prezzo da pagare se vuoi portare a termine un progetto sul quale hai investito anni e anni di duro sacrificio: il matrimonio. E dove c’è un matrimonio non c’è amore. E alla camomilla lei preferisce fumarsi un po’ di marijuana. Lo so, ci siamo conosciute così, al liceo. Ma tranne per la marijuana non abbiamo mai avuto nulla in comune.
«Furba.»
Sorrido.
«Sì, furba. Strategica. La seduzione è solo un gioco di strategia.»
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7 commenti:

  1. Io invece amo i romance ♥
    L'incipit è molto intrigante ma straziante. Lo aggiungo alla lista e poi perché credo moltissimo nei nostri autori ;)

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  2. Nemmeno io vado pazza per il genere, ma trovo molto nobile dargli comunque uno spazio!

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  3. A me dipende da come è la trama: a volta mi piacciono a volte mi annoiano! Però questo qui non è male! E, diciamo che io sono una delle persone a cui è rivolto.. mi piace il romanticismo e tutto ma, purtroppo non ci credo :/

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  4. Non conoscevo questa autrice.. l'incipit e l'estratto che hai postato mi hanno colpita, mi piace molto il suo stile di scrittura :)

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  5. Grazie di cuore a Giusy! Capisco le perplessità, gli stessi protagonisti ne hanno parecchie. Ma chissà, magari vi sorprenderanno ;) Un abbraccio e buone letture, Aurora.

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    1. Di nulla! Grazie a te per aver scelto Divoratori di libri *mi sento una delle televendite* XD

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